Le biblioteche del SSN italiano: Prime valutazioni sui dati del censimento nazionale
Rossella Aprea
Biblioteca Scientifica, Istituto Dermopatico dell'Immacolata - IRCCS - Roma
Abstract
Il d.lgs. 229 del 1999 "Norme per la razionalizzazione del Servizio Sanitario Nazionale..." pone l'accento sulla formazione continua del personale sanitario che dovrebbe attuarsi unicamente attraverso corsi, convegni, seminari, soggiorni di studio, partecipazione a studi clinici controllati e ad attività di ricerca, di sperimentazione e di sviluppo.
Non è previsto, invece, l'apporto delle biblioteche e dei centri di documentazione biomedici che in altri paesi costituiscono l'elemento portante della formazione degli operatori sanitari e dell'informazione ai cittadini. Infatti, le differenti e specifiche richieste degli operatori sanitari e dei pazienti necessiterebbero della presenza, sul posto di lavoro e sul territorio, di strutture informative efficienti in grado di scambiare informazioni in rete: cioè biblioteche e centri di documentazione professionalmente attrezzati.
Per verificare la situazione italiana il BDS (Bibliotecari Documentalisti Sanità), con il patrocinio del Ministero della Sanità., ha deciso di effettuare una ricognizione nazionale delle biblioteche/centri di documentazione del SSN attraverso l'invio di un questionario predisposto ad hoc. Sono state richieste a tali strutture informazioni sul posseduto, sulle risorse economiche destinate annualmente, sui livelli di informatizzazione, sui servizi offerti agli utenti e sul personale (livelli di inquadramento, formazione professionale etc.).
I primi risultati dell'indagine mostrano un quadro tutt'altro che incoraggiante della situazione italiana. Molte strutture sanitarie contattate hanno dichiarato di non disporre di biblioteche e centri di documentazione. Altre ne sarebbero "teoricamente" provviste, ma non avrebbero personale assegnato, o sarebbero in fase di ristrutturazione, allestimento, "in disuso" e/o senza finanziamenti da anni per l'aggiornamento del posseduto.. Tra l'altro in non pochi casi sono state definite "biblioteche" semplici raccolte di volumi incustoditi o affidati a personale che svolge tutt'altra mansione.
Per quanto riguarda le risorse umane le forme di inquadramento risultano "fantasiose" e diversificate (commessi, puericultrici, amministrativi, medici, tecnici di laboratorio, infermieri, ausialiari, etc.), così come la loro formazione culturale (laureati in Giurisprudenza, Lettere, Medicina, Lingue, Economia e Commercio, diplomati allo Scientifico, Classico, Magistrale, periti, ragionieri, etc.). Su 506 persone impiegate nelle biblioteche che hanno risposto al questionario solo il 7,71% disporrebbe di un qualche titolo specifico per svolgere l'attività di bibliotecario o documentalista. Indubbiamente la spiegazione di questa generale situazione di preoccupante arretratezza va ricercata nell'assenza di una qualsivoglia forma di regolamentazione di queste strutture, la cui esistenza ed organizzazione è affidata unicamente alla "sensibilità" e "discrezionalità" dei rispettivi amministratori. Questa situazione contrasta con l'emergente necessità di professionisti in un settore sempre più complesso e delicato, quale è quello dell'informazione biomedica.